Medici a ruolo unico
Calabrese: “Le Case di Comunità siano il fulcro di una medicina di iniziativa che prende in carico la salute collettiva”
sabato 17 ottobre 2026
Bari, 17 ottobre 2026. Valorizzare il ruolo professionale del medico di medicina generale a ruolo unico e fare delle Case di Comunità un vero presidio di medicina di comunità, non un semplice luogo dove garantire qualche ora di assistenza. È questo il messaggio che emerge dal corso di formazione "Osteoporosi: la presa in carico in Medicina Generale. Dalla prevenzione alla diagnostica strumentale con la tecnologia REMS", tenutosi oggi a Bari.
L'evento, organizzato con il patrocinio di FIMMG Bari e dell'Ordine dei Medici di Bari, era rivolto principalmente ai medici a ruolo unico di assistenza primaria (RUAP), le figure che nell’ambito della riforma della medicina generale dovranno dedicare parte della loro attività allo studio di medicina di famiglia e parte alle Case di Comunità.
L'obiettivo del corso era quello di formare questi medici alla prevenzione delle fratture da fragilità, causate da osteoporosi, una patologia cronica che colpisce il 30,7% delle persone con più di 74 anni (il 45,4% nelle donne e il 9% degli uomini). La malattia può portare a fratture da fragilità, con ricadute pesanti sia in termini di costi che di assistenza sul sistema sanitario e sui caregiver. La prevenzione diventa quindi strategica, perché intercettare per tempo i pazienti a rischio consente di evitare complicanze e di contenere i costi per il sistema.
Sono andati in questa direzione gli interventi dei relatori: Michele Ancona, Vice Segretario Regionale SIMG (Società Italiana dei Medici di Medicina Generale); Nicola Calabrese, Medico di medicina generale e Segretario Provinciale FIMMG Bari; Maria Rosaria Chiossi, Specialista in Endocrinologia e Malattie del ricambio;
Roberto Gatti, Medico di medicina generale; Giuseppe Guglielmi, Professore ordinario di Radiologia, Università degli Studi di Foggia e Direttore U.O. di Radiologia Ospedale “Dimiccoli” di Barletta; Angelo Semeraro, Direttore U.O.S. Reumatologia ASL Taranto P.O. "Valle d'Itria" Martina Franca.
Il corso ha proposto un modello operativo preciso, che consiste nell'individuare nella popolazione assistita, attraverso i sistemi informativi, i pazienti ad alto rischio e attivare interventi di prevenzione con strumenti di diagnostica di primo livello nelle mani dei medici di medicina generale, come la REMS (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry). Si tratta di una tecnologia innovativa per la diagnosi dell'osteoporosi e la valutazione del rischio di frattura da fragilità. Alla diagnosi segue l'intervento precoce con terapie mirate e stili di vita adeguati.
L'obiettivo è portare questo approccio nelle Case di Comunità ed estenderlo a tutte le patologie croniche, mettendo i medici a ruolo unico nelle condizioni di valorizzare professionalmente il proprio intervento e di condurre una veramedicina di comunità, con ricadute positive sull'intero sistema sanitario.
"Se il medico di medicina generale si limita a fare qualche ora di assistenza nelle Case di Comunità, perdiamo un'occasione importante per valorizzare il suo ruolo in modo che possa rispondere meglio ai bisogni dei cittadini e della collettività.
Dobbiamo mettere i medici in grado di avviare percorsi di medicina di iniziativa, in cui i medici non aspettano che il paziente si ammali o si presenti spontaneamente in ambulatorio ma contattano attivamente i cittadini, in particolare chi è a rischio o già affetto da patologie croniche, per proporre controlli, prevenzione e percorsi di cura strutturati. Le Case di Comunità devono essere il fulcro di queste azioni, nell'ottica di una medicina di comunità, che prende in carico la salute collettiva", spiega Nicola Calabrese, segretario FIMMG Bari e responsabile scientifico del corso.
