Cresce l’attività della Medicina Generale in Puglia

In estate oltre 700mila prestazioni assistenziali in più rispetto all’anno scorso

venerdì 18 settembre 2026

Bari, 18 settembre 2026. È cresciuta in modo significativo nell’estate 2026 l’attività svolta dai Medici di Medicina Generale sul territorio pugliese. Tra giugno e agosto 2026, secondo i dati raccolti dalle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), la medicina generale pugliese ha registrato oltre 700 mila risposte assistenziali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento del 9,3%.

Le attività assistenziali registrate nelle cartelle cliniche nel trimestre estivo sono state infatti circa 8,3 milioni, contro i 7,6 milioni dello stesso periodo del 2025. 

Si tratta, in media, di circa 235 mila attività assistenziali aggiuntive ogni mese che corrispondono mediamente a circa 100 risposte assistenziali in più al mese per ciascun medico. La crescita dell’attività riguarda tutte le province pugliesi, con il dato più elevato a Bari, dove l’incremento supera il 12,5% e raggiunge le 133 prestazioni in più per ogni medico.

“A determinare parte di questo aumento hanno contribuito anche i nuovi percorsi di assistenza domiciliare dedicati agli anziani e alle persone fragili, previsti dal nuovo accordo regionale per il periodo dell’emergenza caldo. Un’attività che quest’anno i Medici di Medicina Generale hanno garantito anche nelle condizioni eccezionali determinate dall’emergenza climatica, continuando ad assicurare le visite domiciliari programmate, soprattutto alle persone anziane e fragili. Un impegno che ha comportato condizioni di lavoro particolarmente impegnative. - spiega Nicola Calabrese, Segretario FIMMG Bari - I numeri raccontano come la Medicina Generale si trovi oggi a gestire una domanda di assistenza crescente, mentre continua a farsi carico delle criticità strutturali del sistema, a partire dalle liste di attesa e dalle difficoltà di accesso alle prestazioni specialistiche e diagnostiche. Quando una visita o un esame non è disponibile nei tempi necessari, il bisogno di salute non scompare e spinge il cittadino a tornare dal proprio medico di famiglia, che deve rivalutare la situazione, seguire l’evoluzione del problema e garantire la continuità dell’assistenza”.

A questo si aggiunge la crescente difficoltà, per una parte della popolazione, di sostenere i costi delle prestazioni private. Anche in questi casi la Medicina Generale rappresenta il punto di riferimento a cui il paziente si rivolge per trovare una risposta e orientarsi nel percorso di cura.

Appropriatezza sì, ma con strumenti clinici e non solo amministrativi

In questo scenario crescono anche le pressioni del sistema rispetto alla gestione dell’appropriatezza prescrittiva. La Medicina Generale riconosce l’appropriatezza come un elemento fondamentale per garantire qualità delle cure e sostenibilità del Servizio sanitario e conferma il proprio impegno a ridurre le prestazioni non necessarie.

Questo obiettivo, tuttavia, non può essere affidato prevalentemente a vincoli amministrativi che rischiano di comprimere l’autonomia professionale e trasferire sul singolo medico la responsabilità di problemi che dipendono anche dalla capacità complessiva del sistema di rispondere alla domanda di salute. Intervenire sull’autonomia professionale rischia di togliere la necessaria serenità ai medici e incidere negativamente sulla qualità delle cure. L’appropriatezza deve rimanere innanzitutto uno strumento clinico, fondato sulla valutazione del medico e sulla presa in carico del paziente. 

Più assistenza sul territorio, anche per risolvere il problema delle liste di attesa

È in questo quadro che diventa urgente definire contenuti assistenziali concreti per la quota oraria prevista dal Ruolo Unico di Assistenza Primaria. Le ore di attività programmata devono tradursi in una reale capacità aggiuntiva di assistenza sul territorio, attraverso percorsi dedicati alla prevenzione, alla gestione delle malattie croniche e della fragilità, ai controlli programmati e alla diagnostica di primo livello. Attività da organizzare all’interno delle AFT e delle Case di Comunità, in coerenza con il quadro normativo nazionale.

Una quota oraria organizzata in questo modo può contribuire anche ad affrontare il problema delle liste di attesa. Una parte dei bisogni oggi indirizzati verso il livello specialistico può infatti essere gestita direttamente sul territorio, attraverso percorsi strutturati di presa in carico, monitoraggio e diagnostica di primo livello, lasciando allo specialista i casi che richiedono effettivamente ulteriori approfondimenti. Allo stesso tempo, una migliore programmazione dell’attività può favorire il lavoro a ciclo di scelta, riducendo gli accessi non programmati e contribuendo a prevenire alcune riacutizzazioni delle patologie croniche.

“L’aumento della domanda assistenziale rende quindi necessario un rafforzamento dell’organizzazione territoriale. - commenta Antonio De Maria, Segretario FIMMG Puglia - I dati dell’estate 2026 mostrano una Medicina Generale chiamata a gestire un volume crescente di bisogni e a svolgere un ruolo sempre più centrale nella presa in carico dei cittadini. Per questo le nuove risorse professionali non possono limitarsi ad aumentare la disponibilità di ore: devono tradursi in capacità assistenziale strutturata, organizzata e misurabile. L’obiettivo è garantire ai cittadini più risposte e più continuità sul territorio e, allo stesso tempo, contribuire a rendere più sostenibile l’intero Servizio sanitario, riportando nella Medicina Generale quelle attività che possono essere gestite in modo appropriato vicino al paziente”.

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