Il 90% degli italiani vuole l'infermiere di famiglia
Studio Fnopi-Censis, è necessario per potenziare i servizi domiciliari
venerdì 05 giugno 2020

Dott-Net
Servono 57 mila infermieri in più per il servizio sanitario nazionale, tanti per arrivare alla quota media di uno ogni 134 abitanti (ora il valore a livello nazionale si attesta a uno ogni 154). A dirlo è uno studio realizzato dal Censis per la Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini e delle professioni infermieristiche. Si tratta di una stima basata su una proiezione del numero di infermieri di tutte quelle Regioni che si trovano ad averne un numero basso, parificandolo a quello che invece ha la Regione Emilia-Romagna. Nel corso del webinar "Fase2: Investire negli infermieri per garantire più salute e innovare il Ssn", è stata proprio Fnopi a tracciare il profilo dell'infermiere del futuro. La professionalità dell'infermiere di famiglia o di comunità (inserita nel decreto legge 'Rilancio') è in un percorso di rete territoriale. Sarà in grado di educare i pazienti ai corretti stili di vita e li seguirà a domicilio, anche quando verranno dimessi dall'ospedale. Inoltre, avrà un'azione a sostegno delle famiglie e attiverà quei percorsi di cura necessari per la presa in carico del paziente da parte del servizio sanitario.
Servono 57 mila infermieri in più per il servizio sanitario nazionale, tanti per arrivare alla quota media di uno ogni 134 abitanti (ora il valore a livello nazionale si attesta a uno ogni 154). A dirlo è uno studio realizzato dal Censis per la Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini e delle professioni infermieristiche. Si tratta di una stima basata su una proiezione del numero di infermieri di tutte quelle Regioni che si trovano ad averne un numero basso, parificandolo a quello che invece ha la Regione Emilia-Romagna. Nel corso del webinar "Fase2: Investire negli infermieri per garantire più salute e innovare il Ssn", è stata proprio Fnopi a tracciare il profilo dell'infermiere del futuro. La professionalità dell'infermiere di famiglia o di comunità (inserita nel decreto legge 'Rilancio') è in un percorso di rete territoriale. Sarà in grado di educare i pazienti ai corretti stili di vita e li seguirà a domicilio, anche quando verranno dimessi dall'ospedale. Inoltre, avrà un'azione a sostegno delle famiglie e attiverà quei percorsi di cura necessari per la presa in carico del paziente da parte del servizio sanitario.
Secondo il Censis, per il 91,4% degli italiani è una buona soluzione per potenziare le terapie domiciliari, riabilitative e la sanità di territorio. Il 51,2%, invece, è convinto che l'introduzione di questa figura professionale faciliterebbe la gestione dell'assistenza. Il 47,7% pensa che darebbe loro sicurezza e maggiore tranquillità, il 22,7% che innalzerebbe la qualità delle cure. E' la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli a citare un progetto avviato in Friuli Venezia Giulia per l'inserimento dell'infermiere di comunità che ha portato a un calo del 10% dei codici bianchi nel pronto soccorso e a una riduzione dei ricoveri ospedalieri di circa il 20%. "L'infermiere di famiglia e comunità - spiega Mangiacavalli - non è l'assistente di studio del medico di medicina generale e non è 'assunto' da questo, ma è una figura professionale che insieme ad altre figure professionali forma la rete integrata territoriale, prende in carico in modo autonomo la famiglia, la collettività e il singolo. Ha un ruolo anche proattivo per promuovere salute, educazione sanitaria per la persona sana e la famiglia e la comunità e insegna l'adozione di corretti stili di vita e di comportamenti adeguati"