Psichiatra uccisa, il giallo delle carte Asl

Usciere fantasma, incarichi scaduti e prorogati dopo il delitto. Sentito Colasanto

giovedì 12 settembre 2013

GIULIANO FOSCHINI (Repubblica Bari)

IL DIRETTORE del servizio di prevenzione e protezione mancava, visto che da qualche mese gli era scaduto il contratto. Non è chiaro cosa prevedeva il documento di prevenzione del rischio aziendale, se ne esiste uno specifico per la struttura di via Tenente Casale e soprattutto che misure prevedeva. Il responsabile, il professionista che ha i documenti e potrebbe sciogliere la matassa è in ferie da una settimana. E rientrerà soltanto tra qualche giorno. Inoltre avrebbe dovuto esserci un ausiliario a presidiare la struttura, e invece non c’era. La storia dell’omicidio di Paola Labriola, la psichiatra uccisa mercoledì da Vincenzo Poliseno, un suo paziente, mentre lo visitava non è affatto terminata. Anzi. La famiglia della donna, la magistratura, e la Regione stessa vogliono capire non soltanto cosa è successo. Ma perché è successo. E soprattutto se si poteva evitare.

Repubblica ha visionato documenti e atti ufficiali della Asl. Ha parlato con alcuni dei protagonisti. E il quadro che ne viene fuori sembra essere non proprio lineare. Il primo punto è una delibera del 9 settembre del 2013, la numero 1668. Si tratta dell’incarico di «proroga dell’incarico del responsabile del servizio di prevenzione e protezione». Si tratta «del professionista esperto in sicurezza, in protezione e prevenzione» che gestisce e coordina «l’insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda a protezione dai rischi professionali per i lavoratori». In sostanza doveva essere quello che avrebbe dovuto vigilare e stabilire che il luogo dove la dottoressa Labriola e le sue colleghe lavoravano fosse sicuro. Bene, quella figura mancava, almeno sulla carta. Il contratto di proroga era scaduto il 30 giugno e solo il 9 settembre è stato prorogato allo stesso professionista (quello ora in ferie) l’incarico sino al 31 dicembre. Come mai?

Da giorni il direttore generale della Asl, Domenico Colasanto, sta riunendo i suoi dirigenti per ricomporre alla perfezione il puzzle della vicenda. «Martedì ho ricostruito tutto anche agli agenti della Squadra mobile che mi hanno sentito come testimone - spiega il direttore - Mentre stamattina (ndr, ieri) ho scritto alla procura per spiegare che appena torna il direttore del servizio dalle ferie siamo pronti a fornire tutte le carte ». Perché a settembre la proroga era scaduta? «Per una scelta deimiei predecessori - spiega - il Sis è stato affidato a un medico e non a un ingegnere come invece forse avrebbe dovuto. Io non l’ho riconfermato ma purtroppo nella ricollocazione del personale avvenuta a luglio l’ingegnere ha scelto, come suo diritto, di occupare un altro ruolo. Il servizio non ha mai perso il suo dirigente, la proroga funzionava sino alla nomina del nuovo. Ora abbiamo chiesto alla Regione come priorità altissima la deroga per l’assunzione di un ingegnere».

E il documento del rischio? Qualcuno aveva pensato come difendere il lavoro dei professionisti? Sono le risposte che sta cercando la Procura che, grazie al lavoro degli uomini della Squadra Mobile, sta ascoltando tutti i colleghi della vittima. Partendo da quella lettera dell’ottobre scorso(nella quale denunciavano un’aggressione che aveva provocato «escoriazioni alla mano» a una professionista) che Colasanto aveva girato al direttore del dipartimento e dell’area tecnica. «Alla fine avevano deciso di mandare un usciere» spiega. Che avrebbe dovuto essere lì. E invece non c’era. Il perché si proverà a capire nelle prossime settimane.

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