Sanità, mancano 15 mila addetti

Le organizzazioni dei medici e i disservizi nei giorni di festa «Basta utilizzare la salute dei cittadini come strumento elettorale»

venerdì 29 dicembre 2017

Corriere del Mezzogiorno

Negli organici della sanità pugliese, secondo i sindacati medici, mancano dai i5mila ai i8mila addetti. Un enorme vuoto di camici bianchi e infermieri che, a sentire le organizzazioni sindacali di categoria, è causa primaria di tante criticità, come quelle segnalate in questi ultimi giorni, dalle lunghe attese per una visita pediatrica all'ospedale Giovanni XXIII di Bari, ai pazienti ammassati nel Pronto soccorso del «Santissima Annunziata» di Taranto nel giorno di santo Stefano. All'ospedale pediatrico barese, come denunciato dai genitori dei piccoli pazienti e dal capogruppo di Fratelli d'Italia al Comune di Bari, Filippo Melchiorre, sarebbe andato in sofferenza il Servizio di consulenza pediatrica ambulatoriale (Scap), attivato di recente in tulle le Asl pugliesi a garanzia della continuità assistenziale durante i fine settimana, nei giorni prefestivi e festivi, dalle 8 alle 20, in mancanza dei pediatri di libera scelta. A fare da contraltare alle dichiarazioni del commissario straordinario del Policlinico barese, Giancarlo Ru-scitti, e del sub commissario dell'Azienda ospedaliera pediatrica, Antonello Del Vecchio, che ridimensionano l'accaduto, ci sono le opinioni concordi dei vertici regionali di Fimmg, Smi e Snami, tre fra i principali sindacati medici, piuttosto critiche sui metodi di gestione della sanità regionale. «I disagi che la popolazione subisce, specie durante le festività, sono ogni anno sempre gli stessi, eppure non si riesce a porvi rimedio», sostiene Filippo Anelli, segretario regionale della Fimmg e presidente dell'Ordine dei Medici di Bari. «Si sa che in questo periodo inizia l'epidemia influenzale - incalza Anelli - e anche questa è una cosa ampiamente prevista. Il tema centrale è però quello della penuria di personale più volte sollevato dall'Ordine dei Medici di Bari». Per Paolo Buonamico, segretario regionale dello Smi, «le carenze di organico sono una criticità accertata e riconosciuta come causa delle disfunzioni, ma bisogna dire che vi è anche poca comunicazione tra medici, mentre il paziente, da parte sua, chiede sempre e comunque di essere guarito, anche in situazioni disperate». Secondo Buonamico «il sistema non riesce a funzionare per carenze organizzative ben note alla politica, e per quello che è stato fatto sapere dalla Regione, le difficoltà permangono a causa del piano di rientro». Una delle problematiche più gravi, che riguarda anche il Policlinico di Bari, è quella legata alla difficoltà di dimettere i pazienti cronici non autonomi che, dopo avere ricevuto tutte le cure possibili, spesso restano in ospedale occupando i posti letto destinati ai malati acuti di cui vi è carenza specie nei periodi del picco influenzale. «I pazienti cronici, dopo avere ricevuto le cure, vengono dimessi con molta difficoltà dal Policlinico perché le procedure burocratiche per il trasferimento in strutture adeguate sono molto lunghe - spiega Buonamico -. Quindi, il più grande ospedale della Puglia, che dovrebbe curare i casi più complicati, spesso non ha disponibilità di posti letto perché ospita malati per i quali sono state terminate le terapie e che non riusciamo a dimettere per mancanza di una Lungodegenza. Poi abbiamo tanti medici che lavorano da più di dieci anni in stato di precarietà - conclude Paolo Buonamico - che auspichiamo vengano stabilizzati al più presto». Il presidente regionale dello Snami, Antonio Chiodo, mette l'accento sulla «mancanza di cultura organizzativa e di informazione ai cittadini», precisando che la gente «non sa come utilizzare i servizi sanitari». Ad esempio al servizio Scap, precisa Chiodo, «devono accedere solo i codici bianchi, ma le persone non lo sanno». Poi la scudisciata alla politica. «Le 1.500 assunzioni promesse - conclude Antonio Chiodo - sono solo propaganda perché siamo vicini alle elezioni. Non è possibile gestire la sanità come strumento di consenso elettorale». Antonio Della Rocca

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