Guardia medica, Regioni in deficit tagliano le sedi ma per il Tar la Calabria deve assumere

Le sedi continuano a diminuire in tut'Italia

sabato 18 ottobre 2014

(Doctor33) «Smantellando sedi di continuità assistenziale non si fa più efficienza ma in certi casi in omaggio ai tagli lineari si toglie al fragile allettato il servizio a domicilio e la gente inizia a protestare». Tommasa Maio neosegretario Fimmg Continuità assistenziale, ha davanti a sé i dati nazionali relativi alla “frana” delle sedi di guardia medica tra 2000 e 2011: se 14 anni fa le postazioni erano 3066, al 2007 erano scese di sole 24 unità, poi il crollo progressivo, fino a 2881 sedi censite (e forse per eccesso) nel 2011 con un taglio di 44 postazioni in un solo anno. «Mentre cerchiamo di deospedalizzare i pazienti per assisterli meglio il territorio, impoveriamo quest’ultimo tagliando presidi di salute e medici.

Le regioni tagliano perché considerano il numero di interventi medio di ciascun medico e se è inferiore a una certa soglia immaginano che gli operatori siano troppi e il lavoro da fare poco, ma dimenticano che ad esempio in Calabria un terzo della popolazione vive in paesi sotto i 5 mila abitanti, e si tratta spesso di anziani. La guardia medica risponde ai più deboli ed è singolare come non si trovino in genere risorse per potenziarla mentre ad esempio in Abruzzo si siano trovati fondi per il 118, che invece tratta emergenze, cioè solo una porzione esigua delle chiamate notturne. Noi – conclude Maio - sosteniamo i “medici della notte” calabresi e delle regioni in piano di rientro quando mettono le mani avanti in vista dell’accorpamento di questa e quella sede e chiedono che prima di tagliare si definiscano i fabbisogni e si assuma». In Calabria – dove fin qui si parla di esuberi - la Fimmg continuità assistenziale ha circostanziato al commissario ad acta Generale Luciano Pezzi i vari motivi per cui sul servizio di guardia bisogna investire, informatizzare e non tagliare. Nella stessa regione si attende il convenzionamento a 24 ore a settimana di circa 500 medici dopo che la sentenza Tar 01211/2013 ha imposto di pubblicare le zone carenti. «Inadempiente dal 2005, la Regione non si è appellata, ma in quasi un anno non si è messa in regola e se non prende in mano la situazione potremmo mobilitare gli avvocati ancora una volta», riassume Salvatore Ventura Smi Calabria.

Che attende circa 500 assunzioni: «Per via della situazione oro geografica (varie sentenze pro-stabilizzazioni ammettono che la distanza tra località incide sul numero di prestazioni effettuabili a domicilio, ndr) in Calabria è concesso un rapporto ottimale di un medico ogni 3500 anziché di uno a 5 mila abitanti, e le postazioni utili sono 335, mentre i posti da coprire sono 1420, richiedendo ogni postazione quattro medici. I contratti a tempo indeterminato sono 720 (gli altri sono in genere trimestrali) ma alcuni medici in ruolo per varie ragioni non stanno operando e oggi calcolo ore carenti per un ammontare di 225 unità. Dunque su una “rosa” di 1195 effettivi vanno stabilizzati in 475. Smi afferma che prima di mettere in discussione le sedi è prioritario sanare questa partita».

Mauro Miserendino